Ricordare Jürgen Habermas (Düsseldorf, 18 giugno 1929 – Starnberg, 14 marzo 2026) che ci ha lasciato da poco, significa innanzitutto confrontarsi con la straordinaria ampiezza e durata della sua opera intellettuale. Gli innumerevoli articoli usciti subito dopo la sua scomparsa sono a testimonianza dell’enorme impatto che il pensiero di Habermas ha avuto tanto in ambito accademico, quanto nel dibattito pubblico.

Dai primi lavori della fine degli anni Cinquanta fino agli interventi pubblici degli ultimi mesi, il suo pensiero ha attraversato più di settant’anni di storia culturale e politica, segnando in modo profondo la filosofia, la teoria sociale e il dibattito pubblico contemporaneo. La sua opera, monumentale per estensione e per profondità, rappresenta uno dei punti di riferimento imprescindibili del pensiero critico del nostro tempo.
Ma il ricordo di Habermas non riguarda soltanto la dimensione della sua produzione teorica. Per molti di noi esso si intreccia anche con ricordi personali, con incontri, dialoghi e momenti di confronto che hanno lasciato un segno duraturo. Alla sensibilità dello studioso si accompagnavano infatti una straordinaria disponibilità al dialogo e una costante attenzione al valore pubblico dell’argomentazione razionale.

Per la Società Italiana di Teoria Critica, l’eredità di Habermas non consiste soltanto in un patrimonio teorico imprescindibile. Essa rappresenta anche un compito. Significa non adagiarsi nella sicurezza delle proprie convinzioni, ma continuare a cercare il confronto e il dialogo, soprattutto quando essi portano alla luce le patologie della nostra realtà sociale. Significa, soprattutto, mantenere vivo il senso della verità nello spazio pubblico, in un’epoca in cui — come ricordava Hannah Arendt parlando delle verità di fatto — le condizioni stesse del discorso pubblico possono apparire sempre più fragili. Significa perseguire l’ideale normativo di koinè accademiche affrancate e di sfere pubbliche libere dal dominio.

In un tempo in cui le nuove tecnologie contribuiscono a produrre mondi informativi molteplici e talvolta divergenti, spesso intrecciati con il potere economico e con le dinamiche della propaganda politica, l’esigenza di una teoria critica, filosofica e pubblica, si fa ancora più urgente.
Anche per questo la Società Italiana di Teoria Critica intende continuare a coltivare e sviluppare, nel suo spirito, la tradizione della Teoria Critica della Società nelle sue molteplici articolazioni e nelle sue ormai pienamente globali configurazioni.
Raccogliamo qui gli interventi in memoria dei nostri soci.
2026.3.14 – Federica Gregoratto, Ach, Habermas (Le parole e le cose)
2026.3.15 – Alessandro Ferrara, Jürgen Habermas, in memoriam (Facebook)
2026.3.15 – Giancarlo Bosetti, Addio Habermas, erede dei Lumi e profeta d’Europa (La Repubblica)
2026.3.15 – Marina Calloni, Quel messaggio del 6 gennaio (Corriere della Sera)
2026.3.15 – Petrucciani Stefano, L’ultimo dei grandi (il manifesto)
2026.3.16 – Giorgio Cesarale, Fare i conti con Habermas (Micromega)
2026.3.16 – Irene Strazzeri, Il “moderno” di Habermas… (Nuovo Quotidiano di Puglia)
2026.3.16 – Mauro Piras, Jürgen Habermas (il Mulino)
2026.3.17 – Giorgio Fazio, Habermas, la capacità di dire no (Jacobin Italia)